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Ogni giorno offro il mio dolore e quello dei miei figli al Signore, semino qualcosa, briciole, milligrammi, quel poco che mi è consentito in quelle fessure che mi vengono aperte e come, dopo ogni semina, spero che il Signore possa farmi la grazia di raccogliere qualcosa. Ma ogni giorno ho la sensazione che mio marito si allontani definitivamente un passo dopo l'altro dalla sua famiglia per trasferirsi, ricollocarsi in un'altro contesto, in un altra 'famiglia' senza la percezione, neanche la più lontana, di quello che sta facendo innanzitutto a se stesso. Su 'Presentazioni' ho letto delle parole profonde che Abbraccio62 ha rivolto alla propria moglie, ne ho compreso il significato più vero, e continuo a chiedermi quanto possono valere i nostri gesti di accoglienza e di attesa nei confronti di chi rimane sordo? Continuo a chiedermi in cosa ho sbagliato, in cosa non sono stata all'altezza nel mio matrimonio? In cosa ho mancato per essere stata 'scartata', come molti di noi in questo sito da mio marito? Cosa rende una coppia, vera coppia? Io ho scelto di Amare l'uomo che il Signore mi ha messo accanto e con cui ho formato famiglia, cellula fondamentale, essenziale della nostra società, ma io ho scelto e scelgo di continuare ad essere sposa cristiana e fedele, a tendergli la mano in ogni occasione e con ogni mezzo, ma si può costringere una persona che non ti ama più, una persona che progetta da sposato un nuovo percorso di vita con un'altra donna e con altri figli non suoi, ad amare? Ho creduto, ho sentito che il mio matrimonio è stato bellissimo, che la nostra unione è stata talmete salda da regalarci due splendide creature che a stento e boccheggiando riescono a sopportare queste profonde ferite dell'anima che il loro padre costantmente, giornalmente gli sferra. Forse mi sono illusa, forse quello è stato un sogno che si è infranto di fronte ad una nuda e triste verità, sono stata preferita, la sua famiglia, i suoi valori sono stati buttati via per altro, per una altra, per una vita estranea che all'apparenza lo soddisfa di più e lo rende più sereno. Quanto deve durare il tempo della semina, mi spaventa la sola idea di poter pensare che questo tempo si trasformi piuttosto per lui in un tempo di consolidazione e di certezze, vere, finte false, ma per lui nuove e di certo difficili da scardinare.
Carissimi ogni singola nostra storia in questo forum ha purtroppo dei tratti comuni, delle costanti che si rincorrono che raramente si allontanano da cliché troppo cosolidati nella vita di oggi: si scappa da responsabilità, si scappa dalla propria famiglia, si scappa dal proprio marito o dalla propria moglie perche non si è soddisfatti del proprio rapporto, si cerca altro per essere felici e perche il proprio compagno quello di una vita non ti ha mai reso felice. Ma è possibbile che tutto sia sempre così costantemente ripetitivo? Ogni momento della mia giornata rivedo in una lunga e dettagliata moviola la mia vita, ripercorro sbagli, errori frasi e parole non dette e cerco di ricostruire una nuova donna, ma servirà mai tutto questo? Mi riesce difficile, dolorosissimo pensare che mio marito, la mia vita condivida un letto una casa, sorrisi, scherzi abbracci con un altra, penso che lo sia per ognuno di noi, per ogni nostra anima che condivide su questo forum il risveglio di ogni mattina disperata, il rimboccarsi le maniche di ogni solitario giorno, gli incolmabili vuoti di ogni pranzo di ogni cena, di ogni domenica, di ogni passeggiata, di ogni assenza di segnale. Il dolore è simile in tutti, in ciascuno di noi senza differenze di sorta.
E il tempo dell'attesa non lo conosciamo noi, lo conosce solo Nostro Signore al quale mi rivolgo per chidergli speranza, per chiedergli forza, per chiedergli di illuminare la strada di ciascuno di noi, al quale chiedo di allontanare la rabbia, il senso di fallimento la delusione di chi come noi ha sbagliato in qualcosa ed è stato allontanato per questo, dal proprio partner. Chiedo di resistere, ma come è duro, difficile resistere, non potere sfiorare nemmeno le mani della tua vita, non poter più incontrare il suo sguardo, non potergli telefonare per sapere cosa vuole mangiare per pranzo, non potere stirare le sue camicie, vederlo e non potergli dire Ti AMO. Un abbraccio. Barbara
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