|
Da tanto tempo conosco Retrouvaille e mai avrei pensato che un giorno sarei potuta essere una potenziale "cliente".
Conosco mio marito da 24 anni, siamo sposati da 14, abbiamo tre figlie.
I primi 4 anni di matrimonio sono stati abbastanza sereni. Poi, dalla nascita della prima figlia in poi, in concomitanza con l'inizio dei suoi problemi di lavoro, le cose hanno iniziato ad andare male.
Spesso si accusano le neo-mamme di trascurare i mariti in funzione del figlio appena nato. Qui è successo il contrario: mio marito ha smesso di fare il marito dieci anni fa e si è trasformato in un padre che dedica anima e corpo alle figlie, dimenticandosi di avere anche una moglie.
E questa moglie, che sarei io, per dieci anni si è sentita non solo trascurata, ma anche denigrata.
Sono dieci anni che vivo senza un solo gesto di affetto da parte di mio marito. Baci, abbracci, carezze, coccole, sorrisi sono solo per le bambine.
E, come se non bastasse,si è progressivamente allontanato da me non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Mai una parola gentile, zero dialogo, niente sostegno emotivo, niente vicinanza affettuosa.
Se io lo cercavo, lui non c'era mai. Chiuso nel bozzolo dei suoi "problemi di lavoro", per me non c'era mai.
Ha SEMPRE rifiutato i miei tentativi di aiutarlo a risolvere i suoi problemi o per lo meno di imparare a viverli in modo diverso. Mi ha sempre tenuta fuori dalla sua vita. E lui è stato fuori dalla mia.
Anche quando avrei avuto bisogno di lui.
Ho attraversato un momento difficile, per la grave malattia della mia mamma, e lui non c'era: mi ha lasciata emotivamente e psicologicamente SOLA. Lui c'era per le bambine, per me no, mai.
Io adesso ne ho abbastanza.
Da ottobre 2010 ho iniziato a chiedergli di andaserne di casa e di lasciarmi in pace. Finalmente a dicembre se n'è andato, ma in realtà poi è sempre qui. Esce di casa solo per dormire.
Da quando ha captato la mia intenzione di separarmi da lui, ha iniziato a disperarsi: piange, sta male, spergiura di aver capito i suoi errori, sostiene di essere cambiato e di essere pronto a rimediare.
Ma a me il suo cambiamento, tardivo, intempestivo, non interessa: è troppo tardi.
E' come se fosse arrivato alla stazione quando il treno è già partito.
Abbiamo parlato a lungo, anche con l'aiuto del nostro parroco. Ci siamo detti tutto, tutto, tutto, del passato, del presente e del futuro. Lui vuole un futuro con me, io NON lo voglio con lui.
Lui non si dà pace, mi sta addosso, non mi dà tregua, fa cose assurde e scorrette per sottopormi a una pressione psicologica notevole e dentro di me cresce giorno per giorno il fastidio nei suoi confronti.
Vorrei solo che mi lasciasse in pace.
Ora vuole andare ad un w-e di Retrouvaille e io non ne ho alcuna intenzione. Perché? Semplice: perché il nostro è sì un matrimonio in crisi, ma io non ho alcuna intenzione di gonfiare un salvagente per salvarlo.
Scusate lo sfogo, ma non ce la faccio più.
|